Ho visto quelle foto ieri, dentro album fotografici finiti in fondo
ai miei armadi e ai mie ricordi...
..e ho incontrato gli occhi di una ragazza bionda,minuta e magra
di cui mi sono ricordata la storia..
C'era una volta una fragile figura dal viso sempre teso.
Che fumava un pacchetto di sigarette al giorno, talmente
in simbiosi col fumo da usare il pacchetto come un portafoglio:
nella bustina trasperante qualche soldo,la patente e l'accendino.
Una figura asciutta che adorava anche allora il caffè ma che lo beveva continuamente
visto che diventava l'unica pietanza per il pranzo e qualche volta per la cena:
vivendo d'aria il caffè era già abbastanza.
A volte qualche barretta in borsa prima di 2 ore di palestra.
Il rientro a casa tardo,dopo la fatica di correre e nuotare,fatto apposta per evitare
la cena in compagnia della famiglia e poter mangiare da sola per non mangiare.
Le sere sempre occupate tra locali ,discoteche..
sempre le ore piccole e sempre con il bicchiere in mano
partendo da un "innocuo" martini rosso per finire a vodka e gin.
I rientri a notte fonda incurante dell'essere sola in macchina e schiacciando sull'acceleratore.
Spesso a vedere l'alba sorseggiando un ulteriore caffè magari macchiato come un mini cappuccino perchè il cappuccino era troppo.
E poi a casa doccia fredda e diretta al lavoro..tirando più possibile..con la testa pesante
ma un corpo leggerissimo che riusciva a darmi il potere su tutto anche su me stessa..
E se crollavo andavo a sdraiarmi sul pavimento freddo della stanza riunioni,
chiudendo a chiave:qualche minuto guardando il soffitto e sentendomi forte.
Poi mi rialzavo e la giornata continuava verso il momento in cui non avrei mangiato,
quello in cui avrei passato 1ora a correre, altre due ore in palestra e il resto con la
bottiglia in mano a credere di sentirmi viva così e così combinando
un sacco di casini e così facendo soffrire io gli altri ..
.."giocavo" con i sentimenti altrui ma senza accorgermene..
Mi sentivo forte e lo ero, sentivo il mondo in mano e lo schiacciavo tra le dita se volevo.
(E quando si è più forti si è sempre un pò più cattivi)
Forse ero vuota dentro o forse no...fatto stà che il vuoto del cibo,
il vuoto per quello che facevo e per quello che non facevo non lo sentivo..
..io mi sentivo piena e tanto...E a mio modo ne ero felice.
Sicuramente felice più dei momenti arrivati dopo davanti allo specchio,
i momenti di adesso.
Forse è solo una questione di sentirsi forte, di sentirsi sicura e non di immagine riflessa.
Quella è una conseguenza.
Se dimostro qualcosa a me stessa, che riesco nell'obiettivo
allora mi sento contenta di me.
Mi chiedo come mai per tanto tempo è stato così difficile
pormelo e realizzarlo questo obiettivo..
ed è stato più facile stare male..
eppure commiserarmi e odiarmi mi ha devastato.
Ma nonostante questo perseveravo.
Può essere più facile insultarsi e soffrire che ammirarsi e sorridere?